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Se non c’è la wedding planner, chi risponde ai fornitori?


Durante un matrimonio ci sono decine di decisioni, micro-scelte e imprevisti che accadono lontano dagli occhi degli sposi. E quasi sempre iniziano tutte nello stesso modo:

Con una telefonata.

Un fornitore che ha bisogno di una conferma, una decisione da prendere, un dettaglio da chiarire. E in quel momento qualcuno deve sapere cosa fare, a chi parlare, quale scelta è coerente con il progetto della giornata.

Quando non c’è una wedding planner, il telefono cerca comunque una risposta. E finisce per squillare nelle mani sbagliate: agli sposi mentre si stanno preparando, a un familiare coinvolto emotivamente, a qualcuno che non ha il quadro completo.

Il giorno del matrimonio, però, non dovrebbe essere il momento di rispondere a domande logistiche o risolvere imprevisti tecnici.


Il mio lavoro, durante un evento, è proprio questo: essere il punto di riferimento unico, con una visione chiara su tutto. Rispondere prima che il problema diventi un pensiero, coordinare senza disturbare, risolvere senza spostare l’attenzione.

Se tutto scorre senza intoppi e nessuno vi chiede nulla, significa che qualcuno sta lavorando dietro le quinte.


Non si tratta di controllo, ma di libertà. Di proteggere l’esperienza degli sposi, lasciando che ogni cosa funzioni senza richiedere la loro presenza.

Perché il telefono, quel giorno, dovrebbe servire solo a una cosa: conservare ricordi, non risolvere imprevisti.


 
 
 

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